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lunedì, maggio 28, 2007

I Terroristi Non Sbagliano??

Sono esterrefatto!Rimango basito!
Dopo 3 anni e mezzo dall'attentato di Nassirya che tutti ricordiamo bene, dove persero la vita "12 carabinieri, cinque soldati e due civili italiani" si scopre non solo che c'è stato un processo (cosa, d'altronde, anche abbastanza ovvia) ma che è tuttora aperto e che, udite udite , viene richiesta la colpevolezza per degli "alti ufficiali" italiani.
La notizia, chiaramente, è passata inosservata da tutti i telegiornali principali, troppo impegnati com'erano a scovare cuccioli di tigre in pericolo e baci venduti all'asta per cifre da capitale sociale: ne sono venuto a conoscenza solo dalla versione cartacea del Corriere, in un articoletto rilegato in 15° pagina. A voi il testo, tratto dall'archivio del Corriere:

«Nassiriya, la base non era sicura» Chiesto il processo per tre ufficiali
ROMA - Base Maestrale, a Nassiriya, non era protetta in modo adeguato. È questa la conclusione a cui è arrivato il procuratore militare Antonino Intelisano: chiudendo l' indagine avviata dopo l' attacco dei terroristi islamici legati ad Al Qaeda del 12 novembre 2003 che ha provocato la morte di 12 carabinieri, cinque soldati e due civili italiani ha chiesto il rinvio a giudizio di tre alti ufficiali accusati di aver colpevolmente omesso di approntare misure idonee a garantire la sicurezza. Gli imputati sono i generali dell' Esercito Vincenzo Lops (allora comandante del contingente italiano a Nassiriya e attualmente inserito nel comando della missione Isaf in Afghanistan), il suo successore Bruno Stano (oggi vicecapo dipartimento Impiego del personale allo Stato maggiore dell' Esercito) e il colonnello Georg Di Pauli, all' epoca comandante della Msu (l' Unità specializzata multinazionale dell' Arma che aveva la sua sede a Base Maestrale) e adesso comandante provinciale dei carabinieri di Verona. «Non posso che esprimere la mia fiducia e il mio rispetto nei riguardi della giustizia militare che, godendo delle stesse garanzie di indipendenza della giustizia ordinaria, è responsabile della ricostruzione degli eventi che sono all' origine della tragedia di Nassiriya», ha detto il ministro della Difesa Arturo Parisi. «Allo stesso tempo - ha osservato - mi sia consentito di rinnovare la mia personale vicinanza a chi in quegli eventi fu bersaglio dell' azione criminale di una mano e di una intenzione omicida, alle vittime, ai loro familiari e a quanti in posizioni diverse ne sono stati coinvolti». Il difensore di Di Pauli, David Brunelli «è convinto che nessun rimprovero circa le strategie e le modalità difensive adottate per le basi italiane dei carabinieri a Nassiriya possa essere mosso al colonnello, tenendo conto dei consueti canoni di accertamento della colpa». E mentre Marco Intravaia, figlio di un appuntato rimasto ucciso nell' attentato, ha sostenuto di essere «fiducioso nell' operato della magistratura» ma ha aggiunto che «se gli ufficiali responsabili della base militare hanno sbagliato, allora è giusto che paghino», il legale di dieci famiglie di vittime della strage, Francesca Grazia Conte, ha annunciato di volersi costituire parte civile: «Ora sia fatta giustizia». La richiesta del procuratore «apre nuovi scenari: le famiglie vogliono capire come sono veramente morti i loro cari e se la condotta omissiva dei loro superiori possa aver amplificato le conseguenze dell' attentato», ha sostenuto la Conte. Secondo la quale, «i ragazzi morti a Nassiriya sono doppiamente eroi perché sono andati in un Paese pericoloso in missione di pace e perché sono rimasti in una base completamente priva dei necessari presidi di sicurezza. Solo pochi giorni fa - ha ricordato il legale - abbiamo sollecitato il riconoscimento della medaglia d' oro al valor militare alla memoria per le vittime della strage: ora ci auguriamo un gesto di sensibilità da parte del ministro della Difesa». La decisione della magistratura militare ha provocato reazioni contrastanti. «Non mi coglie del tutto di sorpresa», ha sottolineato la senatrice del Prc e membro della commissione Difesa Lidia Menapace. «Sono allibita», ha replicato Margherita Boniver, responsabile esteri di Forza Italia. «È una delle solite c... di questi inutili, pericolosi e dannosi cosiddetti "magistrati militari"», ha tuonato il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. E, ancora, Federico Bricolo (capogruppo della Lega in commissione Difesa alla Camera): «Un provvedimento vergognoso». Gli ufficiali devono rispondere della violazione dell' articolo 98 del Codice penale militare di guerra («Omissione di provvedimenti per la difesa militare»). Diverse le loro posizioni: al colonnello Di Pauli la procura contesta di non aver adeguatamente protetto l' ingresso della struttura con posti di sbarramento (gli «hesco bastion», grandi contenitori riempiti di ghiaia) e altre misure di sicurezza e di aver consentito che la cosiddetta «riservetta» di munizioni venisse sistemata nella zona dell' accesso alla base. Per i generali Lops e Stano, invece, l' accusa riguarda la mancata predisposizione di un adeguato dispositivo di difesa in presenza di una serie di «warning», cioè allarmi specifici su possibili attacchi. Alla base della decisione di Intelisano, due relazioni tecniche di esperti che, pur giungendo a risultati differenti (una conclude per l' adeguatezza complessiva del dispositivo di protezione, l' altra evidenzia le carenze) riconoscono entrambe il comportamento esemplare dei militari in servizio: solo la pronta reazione e i colpi esplosi contro il camion-bomba su cui erano due kamikaze scongiurarono conseguenze ancora più gravi. E intanto potrebbe cominciare entro la fine dell' anno il processo ad Abu Omar Al Kurdi, il terrorista iracheno che ha confessato di essere l' ideatore dell' attacco: i pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio ne chiederanno l' estradizione provvisoria (è detenuto in patria e condannato a morte perché ritenuto la mente di una trentina di attentati) nella speranza di poter celebrare il processo in sua presenza.



Mi chiedo se non andrà, per caso, a finire che ci rimetteranno solo loro, invece che demonizzare (o meglio responsabilizzare, nel senso alto della parola) i mandanti di quel tragico fatto?
Marco Paperini

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